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Gay & Bisex

Cap 31 - «Sì»


di Raphs_0406
28.03.2026    |    757    |    0 8.7
"Ma a lui cosa frega? «E tu?» Che ottimo argomento di conversazione, ma davvero..."
Mi raggomitolo in un angolo scarsamente illuminato della biblioteca, mi abbraccio le ginocchia e cerco di mettere in ordine i pensieri.

E mi viene un emicrania così forte che ricomincio a singhiozzare. «Che schifo... Basta...»

Che cazzo di problemi ha Drag? Muore se non parla di lui? Ma come cazzo fa a non capire che mi fa schifo parlare di un altro mentre siamo insieme?

«Ma che cazzo ho fatto?!»

Possibile che voglia trovare in lui qualcosa che non trova in me? Poi un lampo di consapevolezza mi taglia in due.

Il suo essere intero. La sua innocenza relativa, visto che non ha mai dovuto vendersi. La sua spavalderia di essere un figlio di papà. Quello che io non potrò mai avere né ho mai avuto.

E singhiozzo disperato, no, no, Drag non può aver scelto una nuova preda, ti prego, non ce la posso fare.

«Diceva che sono suo...» balbetto tra me e me, e cerco di convincermi che se si è incazzato per il fatto che mi ha scopato un agente, allora sono ancora importante per lui.

Però parla di quel biondino come una cazzo di ossessione... «Ogni notte, ogni fottuta notte!» cerco di abbassare il volume, ma è maledettamente difficile. Chissene, tanto non ci entra neanche un topo, in biblioteca.

«Aiuto... Ti prego» mi ritrovo a pregare come un dannato, e quasi mi scappa da ridere, Cristo dio, io non sono per niente credente, e solo ora mi accorgo che mi sono messo a parlare in rumeno.

Dio santo, in rumeno.

È come darmi un pugno in faccia da solo. Sono anni che non lo parlo, ha un sapore strano sulle labbra. L'ultima volta è stata... con mia madre, prima della terapia oncologica.

Mi copro la faccia, al pensiero, e ormai non so neanche per cosa sto piangendo.

Chissà come sta, Dio mio, fai che sta bene, fai che è guarita, aveva quasi finito, quella maledetta terapia.

«Dio, ti prego...» prego ancora, cerco di passare all'italiano, invano. «Non ne posso più...»

Fa' sparire il Divo, trasferiscilo, cazzo, oppure fagli cadere qualcosa in testa così va all'ospedale. Oppure fagli venire le emorroidi, ma dappertutto.

Appoggio la testa al muro, leggermente più rincuorato, e tento ancora di tornare all'italiano: «Che cazzo ho fatto per meritarmi tutto questo?!»

Oh, sono tornato all'italiano. Si vede che devo mettermi a imprecare per fare switch di lingua, ora sì che è chiaro.

Inspiro profondamente e mi preparo ad uscire dall'angolino. È sporco come una stalla d'estate, Cristo, ho i pantaloni completamente andati.

E apro gli occhi, per poco non mi acceco per le luci.

E quasi mi scappano gli occhi dalla faccia.

«CAZZO, TU NON HAI VISTO NIENTE!»

Sono addosso a lui, la mano intorno alla sua gola, e stringo, stringo con tutte le forze.

Non l'avevo mai fatto, io non sono uno che sa picchiare bene come Drag, ma in questo momento sentire il rantolo del figlio di puttana biondo sotto la mia mano è una manna dal cielo.

Cerca invano di staccarmi la mano, ansima tutto, gli si offusca a scatti lo sguardo. La conosco bene, quella sensazione.

«NON HAI VISTO NIENTE!» sbraito ancora, e allento leggermente la presa, quando quello sembra non farcela più. Non voglio arrivare a ucciderlo.

Credo.

«Casanova...» rantola lui, pallidissimo. «Non lo dirò... Va bene? Giuro» ha un conato di vomito che soffoca a fatica. «Può capitare a tutti»

Ma vaffanculo, ma io ti squarcio e ti ficco nella fossa e ci cago sopra.

«Tu non sai!» singhiozzo, mio malgrado.

Ora penserà a chissà che cosa, cazzo. Che tipo mi rintano qui perché mi sono appena fatto fottere da Drag e sto male psicologicamente. Che cazzo, ma davvero.

«Tu non sai» ripeto, disperato. «E se dici anche una sola parola di quello che hai visto...»

Ma che cazzo sto dicendo? Perché non può dirlo? Cosa c'entra adesso?

«Tu mi credi più debole di Dragan, vero?!» quasi gli sputo addosso.

Devo mordermi la lingua per non strozzarlo seduta stante.

Quel coglione si limita a fissarmi a bocca socchiusa, poi scuote la testa, alzando le mani.

Quel centimetri in più in altezza tornano dannatamente utili, ora capisco perché per Drag è così facile inchiodarmi al muro.

«Se dici qualcosa... Ti faccio sparire io, non credi?» sibilo io, con tutto l'odio che riesco ad accumulare, per poco non esplodo per la rabbia.

E anche per qualcos'altro.

L'oggetto di ossessione di Drag, davanti a me, con la mia mano attorno alla gola... Cazzo, se la tentazione esiste, allora è questa.

Quasi quasi me lo scopo io, altro che Drag.

Basterebbe mettergli una mano davanti alla bocca, spingerlo contro uno degli scaffali in fondo e... Per poco non mi viene duro, Dio mio, a che cazzo sto pensando.

«Così risparmio del lavoro sporco al Drago» finisco a fatica la frase, quasi gli faccio un sorriso imbarazzato.
Per fortuna non può leggermi nella mente.

Gli dò uno spintone, non voglio più sentirmelo addosso, cazzo, Drag aveva ragione, però. Per essere sexy è proprio sexy, soprattutto quelle labbra, e quel collo...

Mi ficco in faccia gli occhiali da sole, perché sono arrossito di brutto, che cazzo sto immaginando, ma davvero.

«Non sono mai stato qui, chiaro?» sibilo, cercando di mantenere un tono strafottente, e ovviamente non sto pensando a come sarebbe a novanta gradi. No che non lo sto facendo.

Quello lì annuisce, mordicchiandosi le labbra, e quasi mi fiondo su di lui per girarlo e sbatterlo contro il muro, ma riesco a trattenermi.

Il bello è che non si rende nemmeno conto di essere un sexy della Madonna. Forse. O che lo faccia apposta?

Mi vengono i brividi. Sono io quello che seduce, non lui. Non è possibile, che cazzo.

«Ci vediamo, Superstar» dico a fatica, poi mi torna in mente Drag che gli sbava dietro, e mi incazzo di nuovo.

Valuto se vale la pena scoparmelo io per pura soddisfazione di prendermelo prima di Drag, e pure verificare per lui se ci è già entrato qualcuno, ma poi capisco che se lo facessi ho finito con Drag.

Perciò non ne vale la pena, cazzo.

Però sono incazzato a morte, non so neanche se per la delusione di non potermelo sfondare qui e ora tra i libri o per la gelosia, così gli dò un pugno sul braccio con tutte le forze.

Guardo con soddisfazione che barcolla, il volto contratto dal dolore.

E scappo via, maledicendomi. Che cazzo, ora dove vado?

«Ehi»

Mi stoppo di colpo, e mi guardo intorno, terrorizzato dalla prospettiva di vedere qualcuno affamato di un Casanova solitario.

Invece vedo un ragazzo con i capelli castano chiaro scompigliati in faccia, occhi grigi in ombra e un paio di computer in mano.

«Chi...» poi mi ricordo, e tiro un respiro di sollievo. «Grazie per l'ultima volta»

Cipher fa un cenno quasi impercettibile del capo, e mi fa segno di andare da lui.

«Vedo che sei di nuovo da solo» commenta, piatto, mentre entra in un ufficio deserto, il tavolo al centro pieno di cose di elettronica.

«Perché sei qui?» faccio, senza pensarci.

Mi lancia uno sguardo indecifrabile e ricomincia a battere sulla tastiera. È un ragazzo parecchio strano, se devo essere sincero.

«Così possono pagare un tecnico in meno» risponde, sempre piatto.

«Perché mi hai fatto entrare qua?» mi ritrovo a domandare di nuovo, dopo cinque minuti che Cipher sembra essersi dimenticato della mia presenza.

Mi lancia uno sguardo di sbieco, si strofina un attimo i polsi segnati di rosso e abbassa gli occhi.

«Non mi sembra il caso di far ripetere quello che stava per succedere l'ultima volta» mormora, fissando il pavimento. «Cos'è successo con il Drago, stavolta?»

Sento un groppo alla gola. «Abbiamo... Avuto una piccola discussione»

«Ah» non aggiunge altro.

Rimango lì, a guardarlo battere i tasti come una macchina, le sue dita volano sulla tastiera. Poi salgo con lo sguardo, e vedo di nuovo i lividi e i graffi. E un morso appena sotto l'orecchio.

«Cipher... Hai bisogno di qualcosa?» mi ritrovo a chiedere, sentendomi male. «Magari posso chiedere a Dragan di...»

«Di farmi trasferire nella vostra cella e farmi scopare da lui invece che da Jas e Nick?» sbotta, senza nemmeno alzare la voce, e arrossisco furiosamente.

«No, intendevo qualcosa tipo di farti trasferire o... Qualche cerotto?»

«Qualche cerotto è più realistico» mormora lui, piatto. «Grazie per le premure, Casanova, ma non mi sembra il caso»

Poi, all'improvviso: «Ma ti piace? Con il Drago, intendo»

Per poco non svengo. «Cosa?»

«Provi... Qualcosa?» dice, senza guardarmi. «O è solo un farti usare e basta.»

Godo come un dannato e vorrei che mi scopasse fino allo sfinimento.

«Non so come interpretare questa domanda» scatto sulla difensiva.

«Scusa» dice piano. «Non sono affari miei» fa una pausa. «A te piacciono i ragazzi, quindi?»

«Credo di essere bi» rispondo, un po' perplesso. Ma a lui cosa frega? «E tu?»

Che ottimo argomento di conversazione, ma davvero.

«In teoria sono etero» mi fa, con un tono depresso. «In pratica non so se posso classificarmi così, con tutte le volte che l'ho preso da Jas e Nick»

Rimaniamo in silenzio per un po', rotto solo dalla battitura.

«Per te... Il Drago significa qualcosa?» sussurra, all'improvviso.

Mi si spezza qualcosa. «In che senso?»

Ridacchia piano, scuotendo la testa. «Se avessi una pistola, sparerei a Jas e Nick senza pensarci»

Gira piano lo sguardo, quegli occhi grigi, indecifrabili, si piantano nei miei.

Faccio un passo impercettibile indietro. Cristo Dio, è proprio inquietante.

«Lo ami?» sussurra, piano.

Rimango paralizzato. Ci penso su, e mi si spezza ogni singolo frammento del cuore. Quasi riesco a sentire il tintinnio di essi che cadono.

Sì.

«No, è solo bisogno» dico, a fatica. «Ho bisogno di lui, Cipher, lo vedi anche tu cosa succede se sono da solo»

Mi fissa, a lungo. «Hmm» fa, ma non chiede oltre.

«Meglio per te» mormora. «A volte l'amore fa più male dell'odio, Casanova»

Mi vengono i brividi. «Lo so»

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